Il giorno che cambiò la mia terra (e la mia vita)
Ciascuno di noi ha un momento preciso nella vita in cui il destino decide di voltare pagina. Per me, quel momento ha la data del 19 giugno 1996. Quel giorno io non ero lassù, tra le montagne che venivano giù. Ero sulla costa, al sicuro, a lavorare come cameriere in un hotel. Servivo ai tavoli sotto un cielo che appariva limpido e ingannevole, mentre a pochissimi chilometri di distanza, sopra le vette delle Alpi Apuane, la natura stava scatenando l’inferno. Mentre io portavo i vassoi, il mio cuore e i miei pensieri erano prigionieri lassù, in alto. A Volegno, un piccolo paese abbarbicato sopra Cardoso, c’erano i miei nonni. Isolati, senza linee telefoniche, intrappolati in un paradiso che si era trasformato in una trappola di fango e detriti. Furono giorni di angoscia devastante, sospesi nel vuoto dell’incertezza. Solo tre giorni dopo, un elicottero li riportò a casa, sani e salvi. Abbracciarli di nuovo fu un miracolo che non dimenticherò mai.
Il filo rosso del mio impegno: dalla divisa all’aula
Quell’esperienza – la paura per i miei nonni, il sollievo per la loro salvezza e il dolore per le 14 vittime che non ce l’avevano fatta – ha scavato un solco profondo dentro di me. Ha acceso una scintilla che non si è mai più spenta: il bisogno viscerale di fare la mia parte. È stata quella spinta a portarmi, negli anni successivi, a diventare un uomo di Protezione Civile. Ho indossato quella divisa con orgoglio, fango e dedizione fino al 2015, vivendo l’emergenza in prima linea e formando nuovi operatori. Ma la vita cambia, e con essa i modi in cui possiamo renderci utili. Nel 2018 ho scelto di fare politica. Volevo trovare un altro modo, altrettanto forte e necessario, per aiutare il mondo della Protezione Civile “dall’alto”, dove si prendono le decisioni. Oggi il mio cammino è cambiato ancora. Non siedo più tra i banchi del consiglio comunale, ma non ho smesso di lottare per la mia terra. Proprio come facevo quando ero in Protezione Civile, oggi ho scelto di insegnare.
Insegno che la vera prevenzione non si fa solo quando arriva la pioggia, ma anni prima, disegnando città sicure e rispettando la natura.
Dedico il mio tempo a trasmettere l’importanza della buona politica: quella che non urla, ma che pianifica, programma e costruisce una visione futura del territorio.
19 giugno 2026: Una promessa che continua
Oggi sono passati esattamente trent’anni da quel giorno.
Oggi, 19 giugno 2026, la “Staffetta della Memoria” parte simbolicamente dal Cinquale. Proprio da quella costa dove, trent’anni fa, io facevo il cameriere guardando la montagna con il fiato sospeso. Gli atleti risaliranno il corso del fiume fino a Cardoso, sotto un Monte Forato che stasera brillerà di 14 fiaccole, una per ogni vita spezzata.
La forma del mio impegno è cambiata negli anni – da cameriere preoccupato a soccorritore, da amministratore a educatore – ma la promessa fatta a me stesso e alla mia terra è rimasta identica. Oggi il mio compito è piantare semi di consapevolezza nelle menti di chi governerà domani. Perché ricordare Cardoso non è solo un dovere verso il passato, ma è l’unico modo che abbiamo per proteggere il nostro futuro.



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