Sicurezza o desertificazione? Perché le nuove restrizioni colpiscono i commercianti

Sicurezza o desertificazione? Perché le nuove restrizioni colpiscono i commercianti

I recenti provvedimenti comunali volti a garantire la “convivenza civile” rischiano di trasformare i nostri centri storici e le località balneari in dormitori silenziosi, assestando un colpo letale alle attività di vicinato e alla microeconomia locale. La soluzione esiste: programmazione annuale degli eventi e promozione del territorio.

La ricerca della sicurezza urbana e della pacifica convivenza civile è, senza dubbio, un obiettivo condivisibile da ogni cittadino. Tuttavia, quando le misure adottate dalle amministrazioni comunali della nostra provincia – da Massa a Carrara, fino alle località della costa si traducono sistematicamente in ordinanze restrittive sugli orari di apertura e divieti di vendita, sorge spontanea una domanda: a quale prezzo stiamo acquistando questa presunta tranquillità?

La risposta, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: a pagarne il conto più salato sono i commercianti e i gestori dei locali pubblici. Attività che rappresentano il cuore pulsante dell’economia del nostro territorio e che affrontano già da anni le complessità della crisi economica e del carovita, investendo quotidianamente risorse proprie per mantenere vive le nostre strade.

Una cura più dannosa del male.

Limitare drasticamente gli orari o imporre restrizioni generalizzate non fa altro che penalizzare chi lavora nel rispetto delle regole. Il rischio concreto è quello di una vera e propria desertificazione commerciale. Come sottolineato a più riprese dalle associazioni di categoria locali, un locale aperto, illuminato e frequentato è di per sé il miglior presidio di sicurezza per un quartiere. Spegnere le luci delle vetrine e costringere alla chiusura anticipata i bar e i ristoranti non allontana il degrado; al contrario, lascia le strade buie, vuote e più vulnerabili.

La vera alternativa: eventi, promozione e programmazione annuale.

La vera risposta alla sicurezza non è il deserto, ma la vita. Per garantire una sana convivenza civile non servono divieti, ma una città viva, attrattiva e frequentata da famiglie, residenti e turisti. Questo risultato si ottiene solo mettendo al centro dell’agenda politica una forte e mirata valorizzazione degli eventi pubblici. Per fare questo, serve un cambio radicale di visione da parte delle amministrazioni della provincia: è necessaria una programmazione annuale strutturata degli eventi, con un calendario chiaro definito con largo anticipo e supportato da fondi già destinati a inizio anno nei bilanci comunali. Non si può più navigare a vista con iniziative improvvisate all’ultimo minuto.

Disporre di risorse certe fin da gennaio consentirebbe di:

1. Pianificare manifestazioni di qualità: eventi culturali, musicali, enogastronomici e commerciali capaci di presidiare positivamente il territorio durante tutto l’anno, e non solo nei mesi estivi.

2. Garantire una promozione efficace: una campagna di comunicazione strutturata e tempestiva, capace di attrarre visitatori anche dalle province limitrofe, valorizzando il brand Massa-Carrara. Questo a mio avviso la vera parte mancante almeno per il comune di Massa, perché dire che non ci sono eventi sarebbe ingeneroso e non del tutto veritiero, sulla qualità poi ne possiamo discutere, ma anche quella deriva dalla parte economica stanziata.

3. Permettere ai commercianti di organizzarsi: con un calendario di eventi noto in anticipo, le attività commerciali possono programmare investimenti, promozioni dedicate e assunzioni di personale, lavorando in sinergia con i Comuni.

La città: un’oscurità che svela insicurezze notturne

Nonostante l’introduzione di un nuovo piano di illuminazione urbana a Massa, la città appare paradossalmente più buia e meno sicura nelle ore notturne, un fatto che non può essere ignorato nel dibattito sulle restrizioni alla movida e sulla sicurezza pubblica. La carenza di luce, infatti, crea zone d’ombra che favoriscono comportamenti illeciti e aumentano la percezione di insicurezza tra i cittadini. In teoria, l’installazione di un sistema di telecamere di sorveglianza dovrebbe costituire un deterrente efficace e un supporto prezioso per le forze dell’ordine nel monitoraggio e nell’individuazione di atteggiamenti problematici. Tuttavia, senza un’adeguata illuminazione, l’efficacia di questi strumenti tecnologici si riduce significativamente, rendendo più difficile identificare chiaramente i responsabili di atti di vandalismo o di altre forme di disturbo. È evidente che, per garantire una movida più sicura e vivibile, non bastano misure restrittive o tecnologiche isolate: serve un piano integrato che ripristini una corretta illuminazione pubblica, elemento fondamentale per la prevenzione della criminalità e il benessere della comunità.

Conclusioni

La sicurezza non si costruisce con i lucchetti, ma riempiendo le piazze di cultura, socialità e bellezza. Chiediamo ai sindaci del nostro territorio di smettere di usare lo strumento punitivo delle ordinanze restrittive e di iniziare, invece, a investire risorse concrete nella promozione della vita urbana. Solo una città che offre motivi per essere vissuta è una città davvero sicura.

Cosa ne pensi delle chiusure anticipate? Ritieni che siano una misura efficace o preferiresti soluzioni alternative? Condividi la tua opinione nei commenti!